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Entries in Gia Coppola (8)

jeudi
mai222014

Gia Coppola: Jalouse June 2014

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Gia Coppola Jalouse cover © 2014 Les Editions Jalou. All Rights Reserved.

mercredi
avr.232014

Gia Coppola At Tribeca Film Festival

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Gia Coppola photograph © 2014 Condé Nast. All Rights Reserved.

mardi
févr.182014

Gia Coppola: Coach New York Stories

Gia Coppola: Coach New York Stories
By Francesca Berti

Tutti a New York hanno una storia da raccontare e quella di Coach, leader luxury brand mondiale di borse e accessori, è iniziata nel 1941 in un loft di Manhattan. Per la stagione autunnale 2013 Coach si è ispirato alla città e alle storie di alcuni personaggi fashion che avessero un proprio “New York style”. Una di queste New York story viene raccontata dalla regista, fotografa e sceneggiatrice Gia Coppola.

Gia racconta i motivi per i quali ama passeggiare e perdersi tra le vie della città, infatti spiega che la sua più grande ispirazione proviene proprio dalla strada.

Mi piace questo suo atteggiamento di chi gira per le vie con l’entusiasmo e gli occhi curiosi di chi vuole sorprendersi nel trovare qualcosa di nuovo che lo ispiri. In una città come questa ti può capitare di vedere tutto, basta solo girare l’angolo!

E’ come sapere già in anticipo che camminando prima o poi ti imbatterai nella cosa che stavi cercando o troverai l’ispirazione di cui avevi bisogno!

Sai che questo momento deve arrivare per forza in una città frizzante come New York, ma è un istante imprevedibile e Gia è pronta a immortalare l’attimo con la sua Polaroid.

Coach è sinonimo di stile Newyorkese senza sforzo e Gia passeggia con abiti del marchio, da lei selezionati e acquistabili on-line, che rispecchiano appieno il motto del brand, come la felpa con le maniche a tre quarti che ha disegnato al centro del petto il logo del brand in pelle e la zip nella schiena, oppure la clutch leopardata, perfetta per la sera, ma anche sufficientemente capiente per poterla usare come borsa da giorno.

Questo è lo stile di Gia e questa è la sua New York story!

Everyone in New York has a story to tell and that of Coach, the world's leading luxury brand of handbags and accessories, started in a loft in Manhattan in 1941. For the Fall season 2013, Coach took inspiration from the city and the stories of some fashionable personages that have their own “New York style.” One of these New York Stories is told by the film director, photographer, and screenwriter Gia Coppola.

Gia tells the reasons that she loves to walk and gets lost among the streets of the city, in fact she explains that her biggest inspiration comes really from the street.

I like her attitude of those who roam the streets with the enthusiasm and the curious eyes of those who want to be surprised to find something new that inspires. In a city like this you can happen to see everything, you just need to turn the corner!

It is like knowing in advance that in walking sooner or later you will encounter what you were looking for or find the inspiration you need! You know that this moment has to arrive by force in a fizzy city like New York, but it is an unpredictable instant and Gia is ready to immortalize the jiff with her Polaroid.

Coach is synonymous with effortless New York style and Gia walks in a dress of the mark, selected by her and purchasable online, that fully reflects the motto of the brand, like the sweatshirt with three-quarter length raglan sleeves that has designed in the center of the chest the logo of the brand in leather and the zipper in the back, or the leopard clutch, perfect for the evening, but also sufficiently capacious for using it as daily bag.

This is the style of Gia and this is her New York Story!

[Editor's note: Julia Restoin-Roitfeld is also among the fashionable personages that shared their own New York Story for Coach.]

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Gia Coppola photographs © 2013 Coach, Inc. All Rights Reserved.

vendredi
sept.062013

Review: Palo Alto

Review: Palo Alto
By Francesca Berti

Il debutto di Gia

La nipote di Francis Ford Coppola, Gia, è alla Mostra del Cinema di Venezia con Palo Alto, film in concorso nella sezione Orizzonti, la sezione dedicata alle nuove correnti del cinema mondiale. Palo Alto è il titolo della raccolta di storie scritte da James Franco. Proprio il poliedrico artista ha contattato Gia per chiederle se fosse interessata a portare sullo schermo l’adattamento dei racconti degli adolescenti californiani della città di Palo Alto, città vicino a San Francisco, luogo in cui è nato. James ha scelto di non mettersi dietro alla cinepresa per dirigere il film perché sarebbe stata una ripetizione. Cercava qualcuno che potesse filtrare e trasformare i suoi racconti. La scelta su Gia è ricaduta dopo che James ha visto alcuni suoi video, definiti straordinari, ed ha pensato che lei avesse la sensibilità giusta per catturare lo spirito della gioventù in un film che trascendesse i film di genere sull’adolescenza.

La neo regista racconta: “Ho conosciuto James Franco poco dopo essermi laureata. Gli avevo mostrato alcune mie fotografie e così finimmo con il parlare del suo libro, Palo Alto Stories. Da tempo non leggevo o vedevo qualcosa sui teenager che mi piacesse o che ritenessi realistico. In Palo Alto Stories, le diverse voci dei ragazzi risultavano vere ed oneste, mostrando l’essenza di essere giovani nella vulnerabilità e nell’assenza di un obiettivo: le conversazioni ridicole, le cotte represse, gli errori stupidi. Cercai ispirazione nel cinema, nella fotografia e nella musica. Da The Outsiders a Il giardino delle Vergini suicide, The Last Picture Show, Diner e American Graffiti, tutti film vividi e con qualche difetto nella trama. Sapevo anche di voler mantenere fissa la macchina da presa e volevo che composizione e colore di ogni inquadratura fossero come le fotografia di Stephen Shore, il mio mentore al college, che riprende solo scene di vita quotidiana. Cominciato il film e conosciuti bene i ragazzi, sarebbero stati loro a dirmi quali cose erano giuste o no. Alla fine, il film ha preso la sua strada e ciò che avevo immaginato inizialmente è finito con il diventare qualcosa con una sua anima. Realizzare film comporta risolvere tanti problemi ed essere un regista al debutto è proprio come essere un adolescente ti spuntano i foruncoli, ti senti goffo, insicuro e impetuoso. Sono stata fortunata che Franco mi abbia dato fiducia”.

James Franco, non è stato solo l’ispiratore del film, ma è tra gli interpreti nel ruolo dell’allenatore della squadra di calcio femminile in cui gioca April, la ragazzina protagonista del film interpretata da Emma Roberts e di cui il personaggio di James, Mr. B, si dichiara innamorato. Gia non voleva che il personaggio di Mr. B cadesse nel solito cliché dove un adulto si dichiara innamorato di una ragazzina, al contrario voleva emergesse la solitudine e la fragilità del personaggio. April, oltre ad essere l’attaccante della squadra, è anche la babysitter del figlio di Mr. B, motivo che la porta a intrattenere una brevissima relazione con lui che le serve per distrarsi dal ragazzo che realmente ama, ma dal quale rimane lontana a causa di un tradimento. Tra gli altri protagonisti del film ci sono un ottimo Jack Kilmer, figlio di Val, anch’esso al suo esordio davanti alla cinepresa, che ricopre il ruolo di Tommy, un giovane, segretamente innamorato di April, che finisce sempre nei guai anche a causa del suo amico Fred, interpretato da Nat Wolff, sempre in lotta con la società. Infine Emily, la ragazza alla disperata ricerca dell’amore che finisce per essere una delle ragazze facili della scuola per sentirsi meno sola. Storie di quotidiano disagio ed insoddisfazione tra feste in villa, alcool, sesso e marijuana. Tra le note del film ci sono anche alcuni camei d’eccezione; Val Kilmer, nel ruolo del pittoresco patrigno di April, Talia Shire, come consulente scolastica di April, e zia di Gia nella realtà, ed infine Jacqui De la Fontaine, madre di April nel film e madre di Gia.

Questo è  un film che si muove su un terreno, l’adolescenza, ampiamente navigato, magari poco originale nel tema, ma vivo e vitale nel contenuto. Non è così scontato come potrebbe sembrare e alla fine convince, perché mette sotto analisi anche la crisi degli adulti. Gia permette alla narrazione di fluire liberamente, lasciando ai personaggi lo spazio necessario per lo sviluppo dei singoli caratteri. Le loro vicende si intrecciano e si alternano in un mosaico in continua evoluzione. Lo sguardo della giovane regista denota curiosità e fascinazione, si fa complice per catturare la verità di questa generazione di adolescenti. Più che raccontare un storia, il film crea un’atmosfera, accosta situazioni che forniscono uno spaccato della gioventù americana. Il mood registico è in linea con quello del clan dei Coppola, e i parallelismi con i film della zia Sofia sono inevitabili; narrazione frammentata, adolescenti annoiati sull’orlo della depressione, le musiche, la fotografia, l’uso delle metafore, tutte peculiarità che emanano un fascino sottilmente magnetico nello spettatore. Ma Gia ci ha messo del suo, selezionando le storie di Franco che più sentiva vicine, intrecciandole e mediandole con la sua prospettiva analitica e femminile. Sicuramente un film da vedere.

The debut of Gia

The granddaughter of Francis Ford and niece of Sofia, Gia Coppola is at the Venice Film Festival with Palo Alto, a movie in competition in the Orizzonti section, the section dedicated to the new trends of world cinema. Palo Alto is the title of the collection of stories written by James Franco. The polyhedral artist had contacted Gia Coppola to ask her if she would be interested to bring to the screen the adaptation of the stories of the California adolescents of Palo Alto, a city near San Francisco, the place where he was born. James had decided not to put himself behind the cine-camera to direct the movie because it would be a repetition. He found someone that could filter and transform his stories. The choice of Gia came after James had seen some her videos, which he defined as extraordinary, and he thought that she had the right sensibility to catch the spirit of youth in a movie that transcended the movie of gender of adolescence.

The director tells: “I first met James Franco shortly after graduating from college. I had shown him some of my still photography and we got to talking about his book, Palo Alto: Stories. It had been a long time since I had read or seen anything about teenagers that I liked or felt was realistic. When I read Palo Alto: Stories, the different teenage voices felt honest and true, conveying the aimlessness and vulnerability of being young: the funny conversations, pent-up crushes, the dumb mistakes. I looked to movies, photographs, and music for inspiration. From The Outsiders to The Virgin Suicides, The Last Picture Show, Diner, and American Graffiti; these movies are lifelike and not perfectly plotted. I always knew that I also wanted the camera to remain still. I wanted the composition and color of each shot to look like the photographs of my college mentor, Stephen Shore, who shoots everyday scenes. Once we started Palo Alto and I got to really know the kids — Jack Kilmer, Emma Roberts, Nat Wolff, and Zoe Levin — they would tell me what they thought was cool or not cool. Ultimately, the film took its course and what I had originally envisioned transformed into something of its own. Making a movie is a lot of problem solving and being a first time director is a lot like being a teenager: your skin breaks out, you’re awkward, insecure, and hot-headed. I have been — and continue to be — lucky that James Franco trusted me with his book. He has been incredibly supportive, allowing me the freedom to interpret and adapt his stories while helping me face the challenges of filmmaking. Thank you, James.”

James Franco was not only the inspirer of the movie, he is among the interpreters as well in the role of the coach of the feminine football team that April plays for, the protagonist girl of the movie interpreted by Emma Roberts and with whom the character of James, Mr. B, declares himself in love. Gia does not want that the character of Mr. B fall into the usual cliché where an adult declares himself in love with a teenager, on the contrary she wants the loneliness and fragility of the character to emerge. April, aside from being the striker of the team, is also the babysitter of the son of Mr. B, the reason that brings her to entertain a very short relationship with him that helps to distract her from the boy she really loves, but from whom she remains distant due to a betrayal. Among other protagonists of the movie there are the excellent Jack Kilmer, son of Val, also in his debut in front of the camera, that covers the role of Tommy, a young man, secretly in love with April, that always ends in trouble also due his friend Fred, interpreted by Nat Wolff, always fighting against the society. Finally Emily, the girl that desperately researches love, that ends up being one of the easy girls of the school to feel less alone. Stories of daily discomfort and dissatisfaction among parties in the villa, alcohol, sex, and marijuana. Among the notes of the movie there are also some exceptional cameos; Val Kilmer, in the role of the colorful step-father of April; Talia Shire, as the school counselor of April, and the aunt of Gia in reality; and finally Jacqui de la Fontaine, the mother of April in the movie and mother of Gia.

This is a movie that moves on a ground, the adolescence, widely sailed, maybe little original in the theme, but alive and vital in content. It is not so obvious as it might seem and at the end convinces, because put under analysis also is the crisis of the adults. Gia permits the narrative to flow freely, leaving to the personages the necessary space for the development of character. Their events intertwine and alternate themselves in a mosaic that continues evolving. The vision of the young director denotes curiosity and fascination, becoming an accomplice to capture the truth of this generation of adolescents. More than telling a story, the movie creates an atmosphere, accosting situations that provide a cutaway of American youth. The directing mood is in line with that of the Coppola clan and the parallels with the movies of Aunt Sofia are inevitable: fragmented narration, adolescents on the brink of depression, the music, the photography, the use of metaphors, all peculiarities that emanate a thin magnetic charm in the spectator. But Gia Coppola has put something in hers, selecting the stories of James Franco that she felt more closed, interweaving and mediating them with her analytic and feminine perspective. Certainly a movie to watch.

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Palo Alto film stills courtesy of Francesca Berti, ropofsilicom.com, folha.uol.com.br, and virgula.uol.com.br.

mardi
sept.032013

Gia Coppola At Venice Film Festival

Gia Coppola At Venice Film Festival
By Francesca Berti

L’incontro con Gia

Domenica 1 Settembre ho avuto il piacere di essere tra il pubblico per la presentazione mondiale del primo film scritto e diretto da Gia Coppola, Palo Alto. Quest’anno è stata la mia seconda presenza al Festival, ma è stata la prima volta che sono andata a vedere il film di un personaggio a me caro, la nipote di Sofia!

Il film è stato proiettato nella Sala Grande presso il Palazzo del Cinema, luogo dove avvengono le premiazioni finali del Festival. Una volta preso posto nell’ultima fila delle poltrone riservate al pubblico, mi sono guardata intorno e mi sono resa conto che ero seduta esattamente davanti la poltrona di James Franco, lo scrittore dei racconti sugli adolescenti di Palo Alto da cui è tratto il film. Non nascondo l’emozione che ho avuto nel sapere che da lì a qualche minuto avrei visto James e Gia in carne ed ossa e che loro sarebbero stati dietro di me durante tutta la proiezione del film, divisi solamente da alcuni scalini.

Il primo ad entrare in sala e ad essere accolto dagli applausi è stato lo stesso James, subito seguito da una timida e titubante Gia. La prima impressione che ho avuto non appena me la sono trovata davanti è stata quella di vedere una giovane Sofia tanto era la somiglianza. Stesso corpo esile, stessi zigomi e sorriso, stesso taglio di capelli e soprattutto stessi modi pacati, discreti e misurati. Mi ha dato la forte impressione di essere una persona piuttosto riservata, mite e silenziosa.

Ad accompagnare la debuttante regista non c’erano solamente James e una delle attrici del film, Claudia Levy, ma anche la madre di Gia, Jacqui De la Fontaine, che si è presentata con un lungo abito verde. Gia invece ha fatto il suo ingresso indossando un completo nero, con pantaloni stretti alla caviglia arricchiti una fascia laterale e una camicetta bianca rifinita da un fiocco nero. A completare la mise c’erano una pochette nera e oro e décolleté nere a punta. Un total look maschile che le donava e le dava un’aria seria e professionale. Anche l’abbigliamento ha contribuito a far somigliare Gia alla zia. Questo look pulito ed essenziale, ispirato alla collezione di Yves Saint Laurent di quest’anno, sembrava un po’ influenzato allo stile di Sofia. Difatti non sarei assolutamente sorpresa se vedessi Sofia vestita nella stessa identica maniera.

Durante la proiezione del film, che narrava le avventure di quattro giovani di Palo Alto immersi in problemi di alcol e droghe, è stato inevitabile pensare che il film avesse lo stampino dei Coppola. Per prima cosa per il tema trattato, l’adolescenza, tanto caro a Sofia. In seconda battuta per le riprese talvolta più lunghe del dovuto, i rallenti improvvisi a sottolineare i trambusti emotivi, la musica che dettava i ritmi della regia e la splendida fotografia.

Tanto per citare un paio di esempi, una delle protagoniste, Emily, una ragazza con tanta voglia di innamorarsi finisce invece per essere quella che soddisfa le voglie sessuali dei ragazzi e, in una scena, prima di commettere una delle sue trasgressioni andando a letto con un ragazzo che nemmeno la ama, indossa una maglietta piena zeppa di piccole croci, che mi hanno fatto rimandare immediatamente alle innumerevoli croci presenti nel film Il giardino delle Vergini Suicide. Un contrasto tra il simbolo cattolico e l’animo della ragazza, che mi ha fatto ricordare in un certo senso il personaggio di Lux Lisbon. Oppure la scena in cui April, la protagonista del film, durante uno degli allenamenti di calcio, indossa una felpa con la stampa di uno scheletro, che simboleggia lo stato d’animo della ragazza, la quale improvvisamente non è più oggetto del desiderio dell’aitante allenatore di calcio, ma viene ignorata dallo stesso che la fa sentire invisibile. L’uso di questa simbologia per far capire maggiormente allo spettatore i caratteri o i tumulti interiori dei personaggi mi ricordano molto lo stile di Sofia.

Al termine del film Gia e James sono stati salutati con altri timidi applausi. Ho trovato molto carino il gesto di James Franco, che durante gli applausi finali, ha invitato la timida Gia ad alzarsi per ricevere i meritati applausi e poi l’ha abbracciata affettuosamente, quasi fosse un fratello maggiore, per ringraziarla per il bel progetto che hanno portato avanti assieme. Complessivamente l’ho trovato un film piacevole e mai noioso ed è piaciuto al pubblico presente in sala. Brava Gia!

The meeting with Gia

Sunday 1 September I have had the pleasure to be among the public for the world presentation of the first movie written and directed by Gia Coppola, Palo Alto. This year has been my second presence at the Venice Film Festival, but it has been the first time that I went to see the movie of a character dear to me, the niece of Sofia!

The movie was projected in the Sala Grande at Palazzo del Cinema, the place where the final awarding of the Festival occurs. Once I took my place in the last row of the armchairs reserved for the public, I looked around and I realized that I was sitting down exactly in front of the armchair of James Franco, the writer of the stories about the adolescents of Palo Alto from which the movie is based. I do not hide the emotion I have had in knowing that in the next few minutes I would see James and Gia in the flesh and that they would be behind me during the entire screening of the movie, divided only by some steps.

The first to enter the room and to be welcomed with applause has been the same James, straightaway followed by hesitant and shy Gia. The first impression that I had when I saw her in person has been to see a young Sofia, such was the similarity. Same slender body, same cheekbones and smile, same haircut and especially same measured, discreet, and calm ways. She gave me the strong impression to be a person quite reserved, mild and silent.

To accompany the novice director there were not only James and one of the actresses of the film, Claudia Levy, but also the mother of Gia, Jacqui de la Fontaine, who was wearing a long green dress. Gia instead made her entrance wearing a black suit with pants tight at the ankle enriched by a side band and a white blouse finished with a black bow. To complete the mise there were a black and gold clutch and black pointed décolleté shoes. A total masculine outlook that suited her and gave her a serious and professional air. Even clothing contributed to make Gia resemble her aunt. This clean and simple look, inspired by the collection of Yves Saint Laurent of this year, it seemed a little influenced by the style of Sofia. In fact I would not be surprised if I saw Sofia dressed in the exact same way.

During the screening of the film, which narrated the adventures of four young people in Palo Alto immersed in problems of alcohol and drugs, has been inevitable thinking that the movie had the stencil of Coppola. Uppermost for the subject matter, adolescence, so dear to Sofia. In second beat for the shoot sometimes longer than they should, the sudden slow down to emphasize the emotional tumult, the music that dictated the rhythms of the direction and the stunning photography.

Just to mention a couple of examples, one of the protagonists, Emily, a girl with a great desire to fall in love instead ends up to be one that satisfies the sexual desires of the boys and, in one scene, before committing one of her transgressions by sleeping with a guy who does not love her, she wears a T-shirt full of small crosses, which immediately made me refer to the countless crosses present in the film The Virgin Suicides. A contrast between the Catholic symbol and the soul of the girl, who reminded me in a way of the character of Lux Lisbon. Or the scene where April, the protagonist of the film, during one of the football training sessions, wears a sweatshirt with the press of a skeleton, symbolizing the state of mind of the girl, who suddenly is not more the object of desire of the handsome football coach, but she is ignored by the same that makes her feel invisible. The use of this symbolism to explain much more to the viewers about the characters or the inner turmoil of the characters reminds me a lot of the style of Sofia.

At the end of the movie Gia and James were greeted with more timid applause. I found very nice the gesture by James Franco, who during the final applause, invited the shy Gia to get up to receive the deserved applause and then he embraced her affectionately, as if he were a big brother, to thank her for the good project that they carried forward together. Overall I found it a pleasant movie and never boring and it pleased the public present in the room. Brava Gia!

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Gia Coppola, James Franco, Jacqui de la Fontaine at premiere of Palo Alto at Venice Film Festival photos © 2013 Francesca Berti, Splash News, Getty Images, zimbio.com.